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I problemi dell’autunno… Capelli che cadono, dermatite del cuoio capelluto… Come comportarsi?

Il ciclo di vita del capello

Ogni giorno ciascuno di noi perde tanti capelli (è normale che ne cadano fino a un centinaio al dì), ma si tratta del normale ricambio tra vecchi e nuovi. In testa ne abbiamo grossomodo tra i 100mila e i 140mila, di questi è destinato a cadere il 10-15% (percentuale che sale fino al 30% e oltre in caso di disturbi). Il capello ha un ciclo di vita di circa 3 anni, con una crescita di 1 centimetro al mese: passati i tre anni, viene “spinto via” dal nuovo pelo che si forma nello stesso follicolo. Un’eccessiva caduta è spesso fonte di ansia e disagio: è importante capirne le cause e, se necessario, individuare con l’aiuto di un dermatologo o tricologo le terapie giuste per risolvere il problema.

A volte si ha la sensazione di avere i capelli più deboli in determinati periodi dell’anno, per esempio nel cambio di stagione, ma la stagionalità è un fatto individuale. «Sicuramente il periodo autunnale è quello più a rischio e una delle cause è l’esposizione al sole durante i mesi estivi, perché i raggi ultravioletti inducono un’apoptosi (morte cellulare) anche a livello del follicolo pilifero». La caduta dei capelli è un problema che riguarda circa il 50% delle donne e ben l’80% degli uomini. Ma il disagio che ne deriva è diverso per i due sessi: le donne soffrono per un cambiamento dell’aspetto fisico che va a ledere alla base un cardine della femminilità.

Il telogen effluvium La caduta può essere dovuta al cosiddetto “telogen effluvium”, una perdita intensa e generalizzata (fino al 20-30% del totale dei capelli), spesso estesa all’intero cuoio capelluto, che colpisce quasi esclusivamente le donne. Spesso è però seguita dalla ricrescita. Un caso tipico è quello del post-partum: durante la gravidanza l’aumentata produzione di estrogeni favorisce l’attività dei follicoli che, dopo il parto, non sono invece più stimolati. Inoltre, durante l’allattamento aumenta la prolattina, un ormone che indebolisce ulteriormente i capelli. Un altro periodo a rischio è quello della menopausa, per lo squilibrio ormonale che si viene a creare.

Il telogen effluvium può essere acuto, quando la caduta dei capelli è improvvisa e concentrata nell’arco di tre mesi, o cronico, se si protrae per un periodo superiore a sei mesi. Vi sono poi, soprattutto nelle donne, forme di telogen cronico che non sono semplici periodi di caduta protratta ma vere alterazioni nella dinamica del ciclo del capello: ne consegue un impoverimento della massa, spesso con accentuazione della stempiatura. Per diagnosticare il telogen ci si sottopone a un esame chiamato tricogramma, tramite il prevede di capelli, che vengono poi distinti in base alla fase del loro ciclo di vita: anagen (crescita), catagen (involuzione) e telogen (riposo). Se la percentuale di telogen supera il 20% si può parlare di telogen effluvium.

L’alopecia areata

Un’altra possibile causa della caduta è l’alopecia areata, una malattia dovuta a una disfunzione del sistema immunitario che non riconosce più i follicoli, li considera “nemici” e dunque li attacca e ne blocca l’attività. Colpisce il 2% della popolazione, uomini e donne. Nell’alopecia areata c’è la caduta dei capelli (spesso drammatica, nelle fasi attive della malattia anche oltre il 30% del totale) e a volte anche dei peli di altre parti del corpo (ciglia, sopracciglia, barba). Può essere a chiazze (con zone prive di capelli o peli), totale (quando la perdita si manifesta in tutto il cuoio capelluto), universale (se cadono tutti i capelli e i peli del corpo). Anche in caso di alopecia areata, e nelle forme più gravi, spesso la ricrescita dei peli può avvenire senza alcun trattamento, in particolare entro un anno dall’inizio della malattia (percentuale di guarigione fra il 34 e il 50%).

Come terapia, si può scegliere tra medicinali che agiscono sulla componente autoimmune dell’alopecia areata (come i corticosteroidi) o tra principi attivi che possono favorire la ricrescita di peli e capelli. La valutazione con dermatoscopio (uno strumento che consente di osservare cuoio capelluto e capelli con ingrandimenti fino a 100 volte) è fondamentale per la diagnosi perché vi sono caratteristiche di forma dei capelli e di aspetto della cute esclusive dell’alopecia areata».

L’alopecia androgenetica

È la classica calvizie, più tipica degli uomini, ed è irreversibile. In questo caso i follicoli si rimpiccioliscono e dunque i capelli si assottigliano, in particolare sulla fronte e sulle tempie. Questo fenomeno, in forma lieve, è molto frequente con l’avanzare dell’età, anche nelle donne. L’alopecia androgenetica colpisce circa il 70% degli uomini e il 40% delle donne, soprattutto dopo la menopausa: negli uomini si manifesta con la perdita di capelli sulla parte alta della testa (che spesso rimane completamente calva), nelle donne c’è un diradamento generalizzato. In alcuni casi di alopecia androgenetica la caduta è molto modesta. La diagnosi di alopecia androgenetica è clinica (area interessata, caratteristiche di diametro e qualità del capello) e dermatoscopica. In alcuni casi, specie nelle forme femminili (FPHL, female pattern hair loss), può essere necessaria anche una valutazione ormonale.

Forme cicatriziali

Esistono poi numerose forme di alopecia cicatriziale, accomunate dal fatto che il follicolo va incontro a un processo di distruzione non reversibile e quindi si formano aree di alopecia definitiva senza possibilità di ricrescita. Tali forme vanno valutate e inquadrate dal dermatologo perché le terapie sono complesse e spesso molto lunghe.

Quel fastidioso prurito in testa..

Con il finire dell’estate e i benefici derivanti dall’esposizione solare, diverse malattie infiammatorie cutanee possono ripresentarsi, anche a carico del cuoio capelluto. Affezioni diverse, ma spesso accomunate da alcuni sintomi come il prurito e la desquamazione. Due malattie molto comuni che causano prurito, arrossamenti e desquamazione con formazione di placche ed erosioni sono la psoriasi e la dermatite seborroica.

Il cuoio capelluto è una delle sedi più frequentemente colpite da psoriasi volgare (o a placche, la forma più comune di psoriasi) e spesso rappresenta, per un tempo più o meno lungo, la sede d’esordio della malattia che, inizialmente, può essere identificata dal paziente come «forfora» particolarmente persistente. Talvolta è anche l’unica sede in cui compare la patologia. Sulla testa la psoriasi si presenta come una o più placche circoscritte, rosse e con desquamazione anche molto abbondante, con una corona eritematosa a margini netti, coperta da squame bianco-argentee secche, localizzata all’attaccatura dei capelli. Può interessare anche la cute della fronte e della zona auricolare oppure con diffondersi su tutto il capillizio, una calotta rossa e desquamante.

Viene spesso confusa con la dermatite seborroica, un’altra patologia che ha sintomi simili ma che non è una forma di psoriasi. A differenza della dermatite seborroica, la psoriasi ai primi stadi non si presenta su tutta la cute della testa, ma solo in alcuni punti non uniformi. Nella dermatite seborroica l’infiltrazione poi è minore, l’interessamento diffuso, le squame sono spesso più giallastre che bianche e c’è un’evidente seborrea con capelli e squame grassi («unti»).

Le cause della psoriasi, compresa quella del cuoio capelluto, non sono completamente chiare. Ciò che ad oggi è noto è che esistono vari fattori (genetici, immunitari e ambientali) che hanno un ruolo nel suo sviluppo, oltre a degli «eventi scatenanti» di vario genere, come ad esempio farmaci, infezioni o altre malattie sistemiche o stress psicologici.

La dermatite seborroica, invece, è una patologia infiammatoria della cute ad andamento cronico-recidivante la cui incidenza raggiunge il picco durante tre periodi di età, nei primi tre mesi di vita, durante la pubertà e in età adulta, con un apice a 40-60 anni.

Affligge prevalentemente le aree del corpo ricche di ghiandole sebacee, quali il volto, il cuoio capelluto, il tronco. Molto raramente sono colpite le zone cutanee in prossimità delle pieghe come la piega inguinale, sottomammaria e ascellare.

Clinicamente la patologia è caratterizzata dalla presenza di chiazze eritematose, figurate e/o confluenti, a limiti generalmente netti, ricoperte da piccole squame untuose e giallastre non aderenti alla cute.

A livello del volto le lesioni si localizzano all’attaccatura dei capelli, in prossimità della parte mediale della fronte, alla regione sopraciliare, alle pieghe naso-labiali, alle superfici retroauricolari e, negli uomini, anche alla regione della barba. La causa è sconosciuta ma delle specie di Malassezia, un normale lievito della pelle, giocano un certo ruolo in individui geneticamente predisposti e con alterazioni della risposta immunitaria.